BANDSLAM: Forget the '80


C'erano una volta i film degli anni 80. Una sequela di pellicole giovanili incentrate sul duro lavoro di qualcuno che voleva ottenere un risultato importante: Sportivo (Karate Kid), militare (Top Gun), artistico (Flashdance) o sentimentale (Bella in rosa). Qualunque 'obbiettivo i protagonisti di quei film si fossero proposti, lo avrebbero certamente ottenuto nel finale, grazie al loro duro lavoro e ad una buona dose di determinazione. Ora però nel 2010 le cose sono diverse. Prendiamo Bandslam, filmino innocuo ma molto divertente, che racconta la genesi di un gruppo musicale, determinato a vincere un concorso che porta il nome del film. Quello che dovete sapere, se decidete di recarvi a vedere un film come questo, cioè un film che propone una competizione, un traguardo importante da raggiungere o il coronamento di un sogno, è che ora nel 2010 il risultato non è mai certo. Se una volta eravamo sicuri che tutto quel dare la cera avrebbe fruttato la vittoria a Ralph Macchio, ora non si può dire lo steso per i bambini di School of Rock o appuntoi ragazzi di Bandslam. Dopo l'11 settembre il cinema americano è cambiato, l'insicurezza si è fatta strada nelle sale cinematografiche e l'ansia da prestazione si è impossessata nelle sceneggiature targate Hollywood. Gli eroi hanno lasciato il posto ai perdenti, i muscoli hanno ceduto il passo al cervello e l'orrore si è fatto più complesso. Anche i film per ragazzi hanno dunque subito una trasformazione, lasciando attecchire il germe del fallimento, alzando le mani in segno di resa di fronte al destino avverso. Capiamoci, questo discorso non vale ovviamente per tutti i film, Hannah Montana continua a stravincere su tutta la linea, figlia di una politica repubblicana che non morirà mai, ma per molte pellicole la musica è cambiata e con lei il modo di rappresentare certe storie. Se è vero che in una certa misura il cinema racconta la vita, allora è profondamente giusto che nei vuoti anni 80, periodo plastificato caratterizzato dall'arrivismo spietato e da un muscoloso successo a tutti costi, Silvester Stallone e soci abbiano fatto la loro fortuna menando le mani. Di contro il periodo storico che ci vede ospiti e protagonisti, lascia intendere che qualcosa sta cambiando e questo probabilmente non è necessariamente un male. Bandslam è figlio dei nostri tempi e riflette in modo non banale e sempre divertente su problemi quali la famiglia, l'amicizia, l'appartenere ad un gruppo, l'accettarsi e il farsi accettare. Non male per un film interperatato da giovanissimi, dedicato proprio ad un pubblico di giovanissimi. Da vedere.

LA TRAMA IN DUE PAROLE
Il nerd appassionato di musica Will cambia scuola. Troverà nuovi amici e la possibilità di partecipare con un gruppo musicale al Bandslam,competizione tra gruppi che ha per premio un contratto discografico.

LA SCENA CHE VALE IL FILM
Ovviamente il trascinante finale.

L'ANGOLO DELL'INTRIGANTE NOZIONISMO
Vanessa Hudges è praticamente l'idolo dei teenager di mezzo mondo, infatti è l'eroina della saga di High School Musical. Nel ruolo della madre del protagonista troviamo Lisa Kudrow, ex interprete della mitica serie Friends.

VOTO
Se avete da 00 a 13 anni: Capolavoro, 10
Se avete da 13 a 20 anni: Bellissimo, 9

Se avete da 20 a 30 anni: Carino, 6
Se avete da 30 a 40 anni: Molto Carino, 7

Se avete da 40 anni in su: Molto Carino, 7

Bandslam (Usa, 2009)
Regia di Todd Graff
Con Vanessa Hudgens, Lisa Kudrow, Gaelan Connell




Per darvi un'idea migliore del film ecco una delle canzoni eseguite dai ragazzi protagonisti. Se riuscirete a non saltare in piedi e ballare come selvaggi, fatemelo sapere.


ZOMBIELAND: Effervescente naturale


Questo film ha un grandissimo merito: non prendersi mai sul serio e fare dell'eccesso la propria cifra stilistica. Se è il divertimento che andate cercando, mettetevi comodi e gustatevi Zombieland, un giro selle montagne russe a tutto gas, senza poter mai tirare il fiato. Nella sua ora e mezza scarsa di lunghezza, il film interpretato dal redivivo ed eccessivo Woody Harrelson, ci porta verso territori forse già esplorati, ma sicuramente raramente descritti con tanta affettuosa passione. Senza scomodare il film simbolo Shawn of the dead (in Italia lo abbiamo tradotto L'alba dei morti dementi), il piccolo e divertente Zombieland mette in fila una serie di trovate talmente surreali da risultare esilaranti (una per tutte, la scena a casa di Bill Murray). Infischiandosene del perchè e del per come la terra sia stata invasa dai morti viventi, si concentra sui suoi personaggi, sul loro strano status di famiglia improvvisata e sugli aspetti più inediti di un'invasione di zombie. Lasciandosi alle spalle una dietrologia che avrebbe appesantito la sceneggiatura, il film si concentra sul qui e ora, sulle regole fondamentali per sopravvivere, su ciò che ci siamo lasciati alle spalle e su quanto sia importante mantenere ciò che si ha ottenuto, difendendolo ad ogni costo. Senza scomodare metafore ingombranti, basterà dire che Zombieland rappresenta un mondo che sta cambiando rapidamente, dove l'unico posto sicuro in cui potersi rifugiare sono i ricordi e l'amore di una famiglia, sia essa vera o improvvisata, capace di farci sentire finalmente di nuovo a casa.

LA TRAMA IN DUE PAROLE
Per motivi inspiegabili la terra è ormai appannagio dei morti viventi. In questo scenario da incubo quattro persone si incontrano e scontrano, formando un nucleo eterogeneo ma determinato a sopravvivere.

LA SCENA CHE VALE IL FILM
Su tutte la geniale sequenza alla villa di Bill Murray. Puro metacinema di qualità.

L'ANGOLO DELL'INTRIGANTE NOZIONISMO
Woody Harrelson ha conosciuto un periodo di notorietà incredibile nei lontani anni '90. Ha interpretato pellicole del calibro di Proposta indecente (al fianco di Demi Moore e Robert Redford per la regia di Adrian Lyne), Assassini Nati- Natural Born Killers (capolavoro di Oliver Stone), Larry Flint-Oltre lo scandalo (regia di Milos Forman), Verso il sole (dimenticato e prezioso film di Michael Cimino) e La sottile linea rossa (capolavoro di Terrence Malick). Ultimamente è tornato alla ribalta grazie ad alcuni piccoli ruoli in Sette Anime (Gabriele Muccino), 2012 (Roland Hemmerick) e Non è un paese per vecchi (Joel & Ethan Coen). Questo Zombieland è il suo primo film da protagonista dopo moltissimo tempo. Jesse Eisenberg è attore giovane ma talentuoso. Tra i suoi film il divertente ed amaro Adventureland e lo splendido e semisconosciuto Il Calamaro e la balena, cupa vivisezione di un rapporto familiare da recuperare assolutamente, che nel cast vantava la bravissima Laura Linney e lo straordinario Jeff daniels. Infine la piccola Abigail Breslin ha già una carriera incredibile alle spalle, è stata interprete tra gli altri del fanta-horror Signs, del lacrimevole La custode di mia sorella e soprattutto del delizioso (francamente io lo ritengo un capolavoro) Little Miss Sunshine.

VOTO
Se avete da 00 a 13 anni: Dai 12 anni in su, divertentissimo, 8
Se avete da 13 a 20 anni: Molto carino, 7

Se avete da 20 a 30 anni: Molto Carino, 7
Se avete da 30 a 40 anni: Delizioso, 7

Se avete da 40 anni in su: Carino, 6

Zombieland (Usa, 2009)
Regia di Ruben Fleischer
Con Woody Harrelson, Jesse Eisenberg, Emma Stone, Abigail Breslin

FAME: La necessità del sudore


La domanda che attanaglia la mente di tutti coloro che amano il cinema, lo respirano e lo vivono è la seguente: C'è bisogno dei remake? Fateci caso, ultimamente la moda di rifare film già fatti sta assumendo proporzioni endemiche. Nessuno si salva dal remake, commedie, horror, musical, a volte con risultati imbarazzanti, si decide di riportare in vita un'icona, di riproporre una tematica. Fame si colloca su questa linea e subito viene naturale fare dei confronti con l'originale ottimamente diretto da Alan Parker. Se alcune cose cambiano (un archetipo come Leroy non c'è e francamente suonerebbe un pò inverosimile nel 2009) altre fondamentali restano le stesse ed è proprio a queste che si deve guardare per capire il fulcro del film. Mi spiego. Non è un segreto per nessuno che da qualche anno a questa parte il grande ed il piccolo schermo sono stati invasi da film e programmi basati principalmente sul canto e la danza. Abbiamo visto passare in rassegna pellicole come Step Up 1 e 2 (attenzione è già stato annunciato il 3), Honey, Save the last dance, Le ragazze del Coyote Ugly e ultima in ordine di tempo la tanto amata/odiata Hannah Montana. Di contro lo schermo di casa è stato letteralmente invaso da un branco di Amici inetti capitanati da Maria De Filippi, a cui è seguito un programma mostro come X-Factor dedicato esclusivamente al canto. Il massimo comune denominatore di queste pellicole e di questi programmi in generale è l'assurda convinzione che il talento sia una dote divina, distribuito con cautela ed alimentato dal sacro fuoco della passione. Nulla di più sbagliato. Fame (sia l'originale che il remake) arriva proprio al momento giusto per mettere i puntini sulle i. Il successo si può ottenere solo lavorando duro con sudore, lacrime e sangue, il talento da solo non è sufficiente, non lo è mai stato e non lo sarà mai. Questo è l'assunto del film, una doccia gelata per l'ego di chiunque abbia deciso che basta saper cantare o ballare bene per poter riuscire nella realizzazione di un sogno. In Fame si assiste alla parabola di un gruppo di ragazzi determinati a sfondare nel mondo dello spettacolo, la novità è rappresentata dal fatto che non tutti giungeranno alla fine di questo percorso, ma alcuni cadranno lungo la strada. Il grande merito del film è proprio quello di mostrarci che il talento da solo è inutile, ma ci vuole tanto lavoro e costante esercizio. Fame dunque arriva al momento giusto e nel posto giusto, un paese come il nostro in cui si è fatta largo la convinzione che il lavoro e lo studio non siano indispensabili, ma basti apparire ed esserci, per riuscire nella vita, magari partecipando a uno dei tanti reality imbecilli. Abbiamo perso per strada il senso del lavoro e del sudore, abbiamo perso una parte di noi stessi, cerchiamo di non permettere che accada ai nostri figli. Se poi un film può darci una mano in questo senso, allora è il benvenuto.

LA TRAMA IN DUE PAROLE
La vita nell'Accademia di arti drammatiche di New York, ora come allora solo alcuni arriveranno fino in fondo.

LA SCENA CHE VALE IL FILM
Il saggio finale. Un momento di grande emozione, ora come allora.

VOTO
Se avete da 00 a 13 anni: INDISPENSABILE, 10
Se avete da 13 a 20 anni: INDISPENSABILE, 10

Se avete da 20 a 30 anni: Molto Carino, 7
Se avete da 30 a 40 anni: Carino, 6

Se avete da 40 anni in su: Carino, 6

Fame (Usa, 2009)
Regia di Kevin Tancharoen
Con Naturi Naughton, Anna Maria Perez de Tagle, Kelsey Grammer, Kay Panabaker




E per tutti i nostalgici, ostinati ed inguaribili romantici, ecco il video di Irene Cara della canzone originale del film.


IO LORO E LARA: L'Italia... o quasi


Hanno un bel da dire i vari Neri Parenti e Oldoini... secondo me l'Italia, quella vera, è rappresentata non certo dai cinepanettoni, ma dai film di Carlo Verdone. Nessuno come il bravo regista romano, ha saputo in questi anni descrivere l'amore, le fobie, gli eccessi, le speranze, le delusioni e le contraddizioni di un popolo come il nostro. Prendiamo la sua ultima fatica. Con tono leggero e piglio disincantato, in un'ora di film viene rappresentato un inno all'ipocrisia. Si ride nei film di Verdone, ma spesso a denti stretti, consapevoli che quelli che vediamo rappresentati sono i nostri amici, i nostri vicini di casa, i nostri parenti, i nostri genitori, noi stessi. La storia dell'anziano padre di famiglia rimasto vedovo che si risposa con un'immigrata più giovane di lui, trovando un fuoco di fila di opposizioni dai figli, è tremendamente attuale. Allo stesso modo il misuratissimo sacerdote interpretato da Verdone porta in se tutte le contraddizioni e le domande che contraddistinguono la religione cattolica. Difficile non rimanere conquistati da questi caratteri e dalle situazioni che magistralmente il regista riesce a sottoporci. Purtroppo a tanto entusiasmo corrisponde altrettanta cocente delusione man mano che il film si avvia verso la sua conclusione. Ad una prima parte misurata, in punta di piedi, eccezzionale, fa da contraltare una seconda caciarona, esagerata, macchiettistica. Se è dunque vero che il Verdone regista è un grande costruttore di personaggi, è anche vero che il Verdone attore spesso ne resta vittima. Tutta la seconda parte del film è giocata sull'accumulo, sulla risata insistita, cacciata in bocca a forza. Il risultato è una pellicola diseguale, che se lasciata in balia dei suoi personaggi si trasforma in una Babele in cui ognuno parla la propria lingua... Un pò come l'Italia appunto.

LA TRAMA IN DUE PAROLE
Un sacerdote in piena crisi di fede, un padre che si risposa con un'immigrata, la figlia di quest'ultima a cui spettano gli averi della madre e in ultimo i due restanti figli dell'anziano signore, pronti a scendere sul piede di guerra per non farsi portar via ciò credono spetti loro di diritto.

LA SCENA CHE VALE IL FILM
La prima ora è impeccabile... grande commedia italiana.

L'ANGOLO DELL'INTRIGANTE NOZIONISMO
Laura Chiatti è ovunque, pare che in Italia sappia recitare solo lei... Carlo Verdone è uno dei registi migliori che abbiamo, suoi alcuni dei più riusciti affreschi del nostro vivere e sentire quotidiano. Personalmente mi piace ricordare Acqua e sapone, Io e mia sorella, Compagni di scuola, Maledetto il giorno che t'ho incontrato, Al lupo al lupo, Sono pazzo di Iris Blond.

VOTO
Se avete da 00 a 13 anni: Divertente, 7
Se avete da 13 a 20 anni: Molto divertente, 8

Se avete da 20 a 30 anni: Bello, 7
Se avete da 30 a 40 anni: Molto carino, 6,5

Se avete da 40 anni in su: Carino, 6


Io loro e Lara (Italia 2009)
Regia di Carlo Verdone
Con Carlo Verdone, Laura Chiatti, Angela Finocchiaro, Anna Bonaiuto, Marco Giallini

SHERLOCK HOLMES: Sorpresa. Niente male.


Quattro ragioni per andare a vedere Sherlock Holmes:

1) Robert Downey Jr: E' sempre un piacere ammirare questo bravo attore, rinato dopo un periodo di abusi ed eccessi, che lo avevano relegato nel limbo dei dimenticati.
2) Jude Law: E' un piacere ammirare anche lui. Attore versatile e talentuoso.
3) Brad Pitt: Se il film avrà successo ne verrà fatto un seguito e la parte del Professor Moriarty (il nemico giurato di Holmes) dovrebbe essere affidata proprio al buon Brad.
4) Sherlock Holmes: Il personaggio di Conan Doyle è senza tempo, un piacere per gli occhi e la mente di chiunque.

Proprio Sherlock Holmes deve essere il motivo principale per spingervi al cinema. Accantonate le polemiche che vedevano scandalizzati i puristi di ogni età, letteralmente sconvolti dal fatto che il loro beniamino menasse le mani e sembrasse più uscito da un episodio in costume di Mission:Impossible, piuttosto che dalla pagina scritta, bisogna ammettere che il film funziona. Per tutti coloro che si sentiranno offesi nel profondo, ci tengo a ricordare che le migliori trasposizioni del personaggio di Holmes che personalmente abbia mai visto, sono quelle fornite da Senza indizio e da Piramide di paura. Non ho trovato quindi nessun motivo di scandalo nel vedere il nostro eroe a petto nudo mentre combatte con una montagna di muscoli determinata a schiacciarlo. I personaggi immortali della pagina scritta, hanno il loro punto di forza proprio nel fatto che possono essere plasmati e modificati secondo le esigenze ed i gusti del mezzo che vanno a servire. Il cinema non è la letteratura ed è bello pensare che non lo sarà mai, credere di poter trasportare sul grande schermo le avventure di Holmes così come le aveva pensate Conan Doyle è pura utopia, anzi, è un atto di grande presunzione. Al di là del valore del film, che in questo caso è davvero poca cosa visto che si tratta della classica pellicola baraccone fatta per divertire, non bisogna mai trascurare il fatto che grazie ad esso, una nuova generazione si sta appassionando alle gesta di Sherlock e del buon Watson. Comunque la mettiate, istillare nuova vita nella letteratura e nel cinema è una benedizione che non ha prezzo, tira in ballo la tradizione e la sostanza di cui sono fatti i sogni. Ricorderò sempre che appena uscito quel pasticciaccio brutto di Troy, mi capitò di vedere una mamma che in libreria cercava l'Iliade da regalare al figlio, che era rimasto letteralmente stregato da Achille e soci. Concludendo quindi, non facciamo l'errore di pensare che tutto è immutabile, che la contaminazione è malvagia e che alcune cose non si possono toccare, perchè in quel momento facciamo un torto al cinema, alla cultura e a noi stessi. Per quel che mi riguarda quindi, Sherlock Holmes è un filmino assolutamente godibile, senza pretese e dotato di una certa freschezza. I duetti tra i due protagonisti sono frizzanti e divertenti, non solo, il mistero messo in scena è intrigante e la Londra ricostruita toglie il fiato... tutti motivi sufficienti per farmene consigliare la visione. Elementare.

LA TRAMA IN DUE PAROLE
L'investigatore privato più famoso del mondo, dovrà vedersela con un malvagio piano per conquistare il mondo... tanto per cambiare.

LA SCENA CHE VALE IL FILM
Tutte le volte che i ragionamenti del nostro prendono vita e ci vengono illustrati in tutta la loro geniale, elaborata e lampante raffinatezza.

L'ANGOLO DELL'INTRIGANTE NOZIONISMO
Come ho già detto qualche riga più su, le due versioni del personaggio di Conan Doyle che preferisco sono quella di Piramide di paura e di Senza indizio. Nel primo film, un giovanissimo Holmes, ancora studente, indaga sulla misteriosa morte di alcuni uomini. Mentre nel secondo un grandissimo Michael Caine interpreta uno stupidissimo Holmes, che deve i suoi successi ai sopraffini ragionamenti di un Dottor Watson, splendidamente interpretato da Ben Kingsley. Robert Downey Jr. è stato un attore molto promettente, fu anche candidato all'Oscar per aver interpretato Charlie Chaplin nel dimenticato Chaplin. Purtroppo l'amore per la droga e l'alcol lo hanno allontanato dalle scene per anni. Vi è tornato di recente, riaffermando il proprio talento con divertenti blockbuster (Ironman 1 e 2) e film decisamente più interessanti (Charlie Bartlett). Ha ricevuto la sua seconda candidatura l'anno passato, grazie allo splendido ruolo in Tropic Thunder. Purtroppo il Joker interpretato da Heath Ledger lo ha battuto. Jude Law è attore di talento e grande sensibilità sensibilità. Tra i suoi tanti film mi piace ricordare Il talento di Mr. Ripley (candidato come non protagonista), A.I. (versione fantascientifica di Pinocchio, diretta da Spielberg) e Alfie (remake del classico con Michael Caine). Infine il regista altri non è che l'ex marito di Madonna, quel Guy Ritchie che ha divertito mezzo mondo con Lock & Stock e Snatch, per poi cadere rovinosamente in balia di robaccia come Rock 'n Rolla e Travolti dal destino.

VOTO
Se avete da 00 a 13 anni: Divertentissimo, 9
Se avete da 13 a 20 anni: Molto divertente, 8

Se avete da 20 a 30 anni: Bello, 7
Se avete da 30 a 40 anni: Molto carino, 6,5

Se avete da 40 anni in su: Carino, 6


Sherlock Holmes (Usa/UK, 2009)
Regia di Guy Ritchie
Con Robert Downey Jr, Jude Law, Rachel McAdams, Mark Strong.

NON E' UN PAESE PER VECCHI: Quello che sta arrivando


Quello che sta arrivando non lo puoi fermare...
Al di là della fotografia mozzafiato, delle interpretazioni in stato di grazia e della regia sublime, complici quelle meravigliose e geniali ellissi narrative, Non è un paese per vecchi è un film che parla di morte e di etica, anzi di etica della morte. Il killer Bardem e lo sceriffo Tommy Lee Jones sono le due facce della stessa medaglia, il bene e il male, due baluardi di un mondo che fu e che va scomparendo, un mondo fatto di regole e principi. Oggi, qui e ora, in questo mondo di plastica e carta straccia, solo il sangue e la morte mantengono la parola data, non esiste scampo, ma solo dolore e buio. Siamo nati per soffrire e spesso non riusciamo a comprendere quello che accade intorno a noi. Il mondo cambia troppo rapidamente, le sensazioni diventano certezze e la vita diventa morte. Morte da accogliere in un abbraccio, sincera sorella, unica verità imprescindibile, unico vero modo per mantenere la parola data. No, non è di certo un paese per vecchi, ci sono troppe cose da capire e troppe altre che nemmeno si riescono a immaginare. Allora ben venga la morte, non come scorciatoia, ma come consapevolezza, unica madre capace di istillare vita là dove regna l'assenza di essa. La scelta come consapevolezza dell'essere, accettazione del libero arbitrio, rifiuto di Dio. La vita come zavorra da cui liberarsi, i principi come inutili fardelli, capaci di appesantire letargiche coscienze ormai preda di un sonno eterno. Il killer Bardem è la crudele cristallina coscienza di un paese che non riconosce più se stesso, perduto nell'inutile ed infinita contemplazione di se. Lo sceriffo Tommy Lee Jones è l'antica sapienza perduta di un popolo che non sa più come tenere accesa la fiamma della speranza. Bellissimo, coinvolgente e geniale, zenit di superbo spessore artistico per i due geniali fratelli, che probabilmente firmano il loro capolavoro più criptico ed ermetico. Estremo e definitivo Nadir dell'anima umana, orazione funebre per una razza vigliacca e svilita, canto del cigno delle parole speranza, carità e perdono. Testa o croce, bisogna scegliere, non c'è più tempo, quello che sta arrivando non si può fermare, la morte è qui, il destino non esiste, restano solo i sogni e la luce alla fine di tutto. La strada è ancora molto lunga e la notte è troppo fredda... non c'è più posto qui, per quelli come te.
Poi mi sono svegliato

LA TRAMA IN DUE PAROLE
Un uomo si imbatte in una valigia con dentro due milioni di dollari, frutto di uno scambio di droga finito male. Metterà in moto una catena di eventi che lo porteranno a mettere a rischio la sua vita e quella di sua moglie.

LA SCENA CHE VALE IL FILM
Tantissime, su tutte le ellissi nella parte finale.

L'ANGOLO DELL'INTRIGANTE NOZIONISMO
Javier Bardem è un sex symbol che non ha certo bisogno di presentazioni, capace di interpretazioni sublimi ed agghiaccianti: Mare dentro, I lunedì al sole, Perdita Durango e Prima che sia notte. Per questo film ha giustamente meritato l'Oscar come miglior attore non protagonista. Tommy Lee Jones ha vinto l'Oscar per Il fuggitivo e ha interpretato dozzine di film, tra cui mi piace ricordare il sottovalutato Nella valle di Elah, i due divertenti film dedicati ai Men in Black e l'ipnotico Le tre sepolture. Josh Brolin ha creato un convincente ritratto del presidente George W. Bush nel riuscito W. diretto da Oliver Stone, inoltre è stato davvero straordinario in Milk al fianco di Sean Penn. I fratelli Coen sono tra le menti più brillanti del cinema contemporaneo, ogni loro nuovo film viene accolto come una boccata d'aria pura da tutti gli appassionati di cinema. Tra i loro capolavori mi piace ricordare Barton Fink (criptico e geniale), Crocevia della morte (praticamente un'opera lirica), Il grande Lebowski (un film che deve essere protetto dall'Unesco in quanto patrimonio dell'umanità) e L'uomo che non c'era (pura poesia distillata in uno splendido bianco e nero). Il film è l'adattamento di un romanzo di Cormac McCarthy, l'autore premio nobel de La strada (di cui aspettiamo il film con Viggo Mortensen).

VOTO
Se avete da 00 a 13 anni: Noioso, 5
Se avete da 13 a 20 anni: Un pò noioso, 6

Se avete da 20 a 30 anni: Bellissimo, 8
Se avete da 30 a 40 anni: Oltre il Capolavoro, 10

Se avete da 40 anni in su: Oltre il Capolavoro, 10


Non è un paese per vecchi (No country for old men, Usa 2007)
Regia di Ethan & Joel Coen
Con Tommy Lee Jones, Josh Brolin, Javier Bardem


CARRIERS: Dolente e bellissimo


Fa gelare il sangue nelle vene, l'orrore a cui ci sottopone questo bellissimo film. Fa tremare le membra e vacillare la mente, il pandemico virus a cui è sottoposta la razza umana, che di umano ormai non ha più nulla, forse solo i ricordi. In un futuro devastato dalla malattia non ci sono speranze e il tempo è un nemico invincibile. In questo scenario da apocalisse quattro persone attraversano l'America a bordo di un'auto, uniti eppure soli. Carriers è film da cercare e desiderare a tutti costi, fulmen in cauda di una stagione arcigna, capace di uno straodinario rigore, addirittura in grado di ricordare per liricità e nichilismo il capolavoro di Cormac McCarthy, La strada. Un mefitico giro in giostra fatto di morte, sangue, piaghe e malattia, una scossa elettrica alle nostre addomesticate coscienze, una lenta discesa lungo i più cupi gironi dell'inferno. Di fronte alla malattia non c'è più amicizia, pietà e carità, il sangue cessa di essere un vincolo e la sopravvivenza resta l'unica chimera da rincorrere, anche se intorno non resterà nient'altro. Difficile dimenticare Carriers, gli sguardi dei suoi protagonisti e perfino delle sue comparse, esseri umani che restano sullo schermo per non più di trenta secondi, impossibile non uscirne sconvolti e provati, disgustati e commossi, incapaci di togliersi di dosso un'appicicosa sensazione di malessere da tutto il corpo. Fa gelare il sangue nelle vene, l'orrore a cui ci sottopone questo film, l'orrore dell'essere umani. Capolavoro.

LA TRAMA IN DUE PAROLE
Una gravissima malattia sta sterminando la razza umana, qualcuno cerca di sopravvivere.

LA SCENA CHE VALE IL FILM
Dal principio alla fine, un'ora e mezza senza una caduta di tono, senza un'inquadratura di troppo.

L'ANGOLO DELL'INTRIGANTE NOZIONISMO
Chris Pine è il capitano Kirk del nuovo Star Trek, mentre la bella Piper Perabo è attrice giovane e dotata. Dopo aver interpretato vaccate come Le ragazze del Coyote Ugly, si è data a ruoli difficili ed intensi con Lost and Delirious e Imagine Me & You.

VOTO
Se avete da 00 a 13 anni: Assolutamente no, n.c.
Se avete da 13 a 20 anni: Fighissimo, 8

Se avete da 20 a 30 anni: Bellissimo, 8
Se avete da 30 a 40 anni: Capolavoro, 9

Se avete da 40 anni in su: Bellissimo, 8

Carriers (Usa 2009)
Regia di Alex & David Pastor
Con Lou Taylor Pucci, Chris Pine, Piper Perabo


GAMER: Not bad, but not good.


Parte a rotta di collo questo filmetto inutile ma godibile, da gustare tutto di un fiato in compagnia di una generosa quantità di pop-corn fumante. Cominciamo col dire che il futuro ce lo hanno raccontato in tanti e ormai in tutte le salse, così come i rischi della dipendenza videoludica e dulcis in fundo non siamo certo digiuni di cattivacci che si vogliono impadronire del mondo emerso e non. Gamer ha la pretesa di mischiare tutto questo, tentando spavaldamente di proporre una formula se non inedita, almeno dignitosamente fracassona. Se alcune idee non sono male, (l'assurdo social network, le figure delle comparse, i giocatori) purtroppo alcune ingenuità fanno ripiombare il tutto nel calderone della bassa macelleria. A una prima parte al fulmicotone quindi, ne segue una seconda tristemente convenzionale, imbolsita da spiegazioni fuoriluogo, raccordi narrativi confusi e scene strappacore da fare invidia al peggior musicarello napoletano. Gerard Butler da par suo, dimostra una volta di più di essere un grandissimo bluf, che ha azzeccato un ruolo fortunato (Leonida in 300), per poi adagiarsi in filmacci del calibro di Rock 'n Rolla. Concludendo Gamer potrebbe anche rischiare di regalare una serata godibile, a patto di staccare la spina, sprofondare nella vostra poltrona preferita e farsi prendere da una inesauribile sete di birra.

LA TRAMA IN DUE PAROLE
In un futuro imprecisato ma vicino, il mondo va pazzo per un gioco in cui i detenuti condannati a morte si lanciano in missioni pericolossime, comandati in remoto da improbabili giocatori.

LA SCENA CHE VALE IL FILM
L'inizio e qua e là qualche altra scena gustosa.

VOTO
Se avete da 00 a 13 anni: Troppo violento, n.c.
Se avete da 13 a 20 anni: Belloooooo, 8

Se avete da 20 a 30 anni: Carino, 6,5
Se avete da 30 a 40 anni: Passabile, 6

Se avete da 40 anni in su: Per carità, 4


Gamer (Usa 2008)
Regia di Mark Neveldine, Brian Taylor
Con Gerard Butler, Kyra Sedgwick

IL CURIOSO CASO DI BENJAMIN BUTTON: L'infinito


Davvero curiosa la vita di Benjamin Button, una vita scandita da un orologio che funziona al contrario, un orologio costruito da un orologiaio cieco, dolente padre di un figlio che non tornerà più. Curiosa e spesso sfiorata dalla morte, la vita di Benjamin Button, una morte il più delle volte silenziosa e discreta, a volte invece fragorosa e sfacciatamente protagonista. Il caso domina regnando su tutto, arcigno, magnanimo, severo, imparziale, decretando la fine della carriera di una grande ballerina o la mancata folgorazione di un uomo colpito da un fulmine per ben 7 volte. Sfiorarsi... Come l'uragano che sfiora costantemente la vita di Benjamin, senza abbattersi mai, mentre una madre muore fuori campo e un padre abbandona la propria famiglia in punta di piedi. La morte restituisce la vita e la vita per sua stessa definizione, non può avere mai fine. In un eterno tutto in cui cogliere e fare nostre le cose più belle e preziose, uniti eppure profondamente divisi per l'eternità, incapaci di restare insieme, se non per un periodo limitato di tempo. Di nuovo, sfiorarsi... Il tempo, altro grande protagonista di questa vicenda e di molte altre che ci riguardano ben più da vicino. Il tempo tiranno eppure generoso. Tempo per essere e per fare, per piangere e rimpiangere, per rallegrarsi e combattere... forse tempo per crescere un figlio. Ancora una volta curiosa la vita di Benjamin Button, come il volo del colibrì, le cui ali non si muovono su e giù, ma descrivendo un otto. Non c'è bisogno che vi rammenti che questo in matematica significa INFINITO... C'è chi nasce per suonare il piano, chi nasce artista, chi conosce Shakespeare, chi nasce madre, chi è esperto di bottoni, chi viene colpito dal fulmine, c'è chi nuota ed infine c'è chi danza... Voi, me, il cinema... forse, davvero, per una volta, l'Infinito.

LA TRAMA IN DUE PAROLE
La curiosa vita di Benjamin Button, nato vecchio e destinato a ringiovanire fino alla morte.

LA SCENA CHE VALE IL FILM
Il finale... commovente.

L'ANGOLO DELL'INTRIGANTE NOZIONISMO
Diciamo subito che Brad Pitt è un grandissimo attore. Non accetto obiezioni, vi basti pensare a L'esercito delle 12 scimmie o a Fight club. Non solo il nostro è stato protagonista anche di pellicole minori ma non meno importanti, tra cui mi piace ricordare il dimenticato Kalifornia. David Fincher invece potrebbe ritirarsi a vita privata anche ora e io lo riterrei uno dei più grandi di sempre. basti ricordare che il succitato regista, ci ha regalato Seven e il già citato Fight Club, entrambi con Pitt. Suo anche il sottovalutato e splendido Zodiac.

VOTO
Se avete da 00 a 13 anni: Che palle, 5
Se avete da 13 a 20 anni: Carino ma palloso, 6

Se avete da 20 a 30 anni: Bello, 7
Se avete da 30 a 40 anni: Bellissimo, 8

Se avete da 40 anni in su: Bellissimo, 8

Il curioso caso di Benjamin Button (The curious case of Benjamin Button, usa 2008)
Regia di David Fincher
Con Brad Pitt, Kate Blanchett

DORIAN GRAY: Povero Oscar


Se ne sentiva proprio il bisogno. Questa la prima frase che sgorga naturale dalle labbra di tutti coloro che hanno appena assistito alla visione di questa porcheria. Si sentiva la necessità infatti, di vedere una nuova versione dell'immortale classico di Oscar Wilde. Soprattutto se la pellicola in questione è farcita a più non posso di gratuite ed insistite scene di sesso, alternate ad altre inutilmente splatter. Il povero Oscar sta probabilmente frullando come una trottola nella sua tomba, indignato come una biscia per il trattamento riservato al suo capolavoro. Il dolente ritratto del giovane Dorian, corrotto dalla decadente Londra e dai suoi altrettanto decadenti abitanti, sfuma lentamente, ma inesorabilmente, verso l'erotica e scarlatta discesa agli inferi del belloccio e mono espressivo principe Caspian di Narnja. A poco serve l'interpretazione di un imbambolato Colin Firth, incapace di salvare dal naufragio, un film che fa dell'imbarazzo la propria cifra stilistica. Il risultato, ahinoi, è una rabbia cieca e sorda, che monta lentamente, dal profondo, facendoci implorare di avere tra le mani il regista, lo sceneggiatore o perlomeno l'odiato principe Caspian. Rabbia che in mancanza di capri espiatori eccellenti, si sfoga inesorabile sulla cassiera e sull'uomo che vende pop-corn, portando noi obnubilati spettatori, impossibilitati a sfogarci degnamente coi veri responsabili di questo scempio, a mettere a ferro e fuoco l'innocente sala cinematografica. Requiescat in pace.

LA TRAMA IN DUE PAROLE
Il giovane Dorian giunge a Londra, conoscerà il vizio e la dannazione.

LA SCENA CHE VALE IL FILM
Film è un termine un tantino altisonante per questa schifezza.

VOTO
Se avete da 00 a 13 anni: Dopo i 12 anni, Bellissimo, 8
Se avete da 13 a 20 anni: Bello, 7

Se avete da 20 a 30 anni: Non male, 6
Se avete da 30 a 40 anni: Vaccata, 0

Se avete da 40 anni in su: AAAAHHHH, 1

Dorian Gray (UK, 2009)
Regia di Oliver Parker
Con Colin Firth, Ben Barnes