PIOVONO POLPETTE: Carino, nulla più


Se da un lato l'idea potrebbe sembrare interessante e per certi versi lo è, dall'altro dopo un'oretta di visione lo sbadiglio fa capolino e la palpebra inizia a calare. Piovono polpette è il classico cartone che parte bene, si sviluppa bene, ma si trascina lentamente ed inesorabilmente verso la solita conclusione telefonata e moraleggiante. So benissimo che si tratta di un cartone e di certo non pretendo il finalone de Il Sesto senso, ma perlomeno pretendo di divertirmi durante il lungo viaggio che mi ha portato fino alla conclusione della storia. Vedendo per esempio La principessa e il ranocchio, si sa benissimo che si finirà a tarallucci e vino in un bel matrimonio con tanto di "vissero felici e contenti", però quel che conta è il percorso seguito dalla storia per arrivare fin là. Piovono polpette invece, cade in tutte le possibili trappole che questo tipo di film suggerisce e soprattutto diverte molto raramente. Il risultato è una pellicola carina ma mai memorabile, divertente ma mai travolgente, piacevole ma mai indispensabile. Un discorso a parte lo merita il 3d. Ma è mai possibile che appena troviamo qualcosa di nuovo, che funziona, lo dobbiamo sfruttare fino alla nausea? Il 3d è meraviglioso, ma non posso pensare che ora qualsiasi pellicola venga proposta in questo formato. Basta! Per A Christmas Carol lo accetto, così come per G-Force, ma francamente San Valentino di sangue era imbarazzante e allo stesso modo lo è questo Piovono polpette. Il risultato è l'appiattimento, la trasformazione da innovazione in standard, l'uso e l'abuso di una tecnica che sinceramente coinvolge, ma che durante la visione in alcuni casi si tende a dimenticare. Aspettando Avatar (quel 3d dovrebbe essere più che giustificato) una pletora di film e filmetti in tre dimensioni stanno per invadere le nostre sale. Che il Dio del cinema ci aiuti. L'ultimo problema che riguarda questa tecnica, è legato al prezzo. Risulta difficile pensare che si debbano sborsare ben 10 Euro per assistere ad una visione in 3d, francamente troppo per un film come Piovono polpette. Come tutte le cose, il troppo stroppia, quindi ben venga il 3d, ma solo quando è strettamente necessario.

LA TRAMA IN DUE PAROLE
Un giovane ed eccentrico scienziato inventa una macchina che trasforma l'acqua in cibo. Saranno guai.

LA SCENA CHE VALE IL FILM
La tempesta finale, divertente presa in giro dei film catastrofici.

VOTO
Se avete da 00 a 13 anni: Bellissimo, 8
Se avete da 13 a 20 anni: Bello, 7

Se avete da 20 a 30 anni: Carino, 6
Se avete da 30 a 40 anni: Carino, 6

Se avete da 40 anni in su: Carino, 6

Piovono polpette (Cloudy with a chance of meatballs, Usa 2009)
Regia di Phil Lord, Chris Miller

FUNNY PEOPLE: Apatow cresce...


Strano oggetto questo Funny People, riuscitissimo nella prima parte e sfilacciato e confuso nella seconda, perennemente in bilico tra una risata e una lacrima. Cresce Judd Apatow e con lui crescono Seth Rogen e Adam Sandler (che avevo però già dimostrato grande maturità nel bellissimo Ubriaco d'amore), lasciandosi alle spalle il divertimento volgare e scoreggione dei film precedenti, per dedicarsi ad una storia più intima, personale e sfaccettata. Se il comico Adam Sandler, vittima di una malattia apparentemente incurabile, regala al proprio personaggio la giusta dose di profonda vacuità, dal canto suo il giovane Seth Rogen, finalmente si confronta con un ruolo adulto, senza mai perdere il sorriso. Se alcuni passaggi sono riusciti ed esilaranti, gli intermezzi col medico e la surreale chiaccherata con Eminem, purtroppo l'eccessiva lunghezza penalizza pesantemente il film. Ad una prima parte quasi perfetta e senza cadute di tono, infatti, segue una seconda assolutamente tirata per i capelli, fatta di lungaggini e parentesi snervanti. L'odissea del comico Sandler, se in un primo momento diverte, senza rinunciare mai a far riflettere, successivamente si perde nei meandri di una love story alquanto di maniera, capace di affossare quasi completamente il destino della pellicola. Per fortuna prima della fine, ci sarà ancora spazio per qualche buona idea, capace di riportare il film verso una degna conclusione. Di certo non si può gridare al capolavoro, ma la volontà dimostrata è sicuramente degna di lode, un passo in avanti per un regista che fino ad ora non aveva ancora pienamente convinto. Try it again Judd.

LA TRAMA IN DUE PAROLE
Un comico ricco e famoso scopre di avere un male incurabile. Un giovane e rampante comico, gli sarà accanto, aiutandolo e stabilendo con lui un delicato equilibrio, simile ad un'amicizia.

LA SCENA CHE VALE IL FILM
Gli scambi verbali con il medico svedese... esilaranti.

L'ANGOLO DELL'INTRIGANTE NOZIONISMO
Apatow ha diretto solo tre film (i primi due erano 40 Anni vergine e Quasi incinta), ma ha creato una vera e propria factory della nuova comicità americana, producendo una miriade di pellicole a volte imbarazzanti. Adam Sandler è universalmente noto per le sue commedie volgarotte e demenziali, ma ha anche affrontato ruoli drammatici nel caso di Ubriaco d'amore e Reign Over Me. Seth Rogen ha interpretato una delle commedie più belle degli ultimi anni, Zack & Miri make a porno (recensito in questo blog), diretto da quel geniaccio di Kevin Smith.

VOTO
Se avete da 00 a 13 anni: Che noia, 5
Se avete da 13 a 20 anni: Bello, 7

Se avete da 20 a 30 anni: Carino, 6
Se avete da 30 a 40 anni: Molto carino, 6,5

Se avete da 40 anni in su: Carino, 6

Funny people (Usa 2009)
Regia di Judd Apatow
Con Adam Sandler, Seth Rogen, Leslie Mann





LA PRINCIPESSA E IL RANOCCHIO: Magico


Risplende di luce propria e diafana, l'ultimo anacronistico e splendido film targato Disney. Ci si accomoda in sala, le luci si spengono, in un elefantiaco recipiente giacciono una montagna di pop corn e infine quando la magia comincia non dà tregua. Là sullo schermo una storia vecchia decine d'anni, abbellita da colori sfarzosi, disegni splendidamente bidimensionali e canzoni capaci di trascinare in una danza sfrenata anche il più compassato dei burocrati. Come da tradizione le lacrime non mancano, così come l'amore e i sogni, insomma il solito Disney. Perchè tanto entusiasmo allora? Semplice, era dai tempi di Mucche alla riscossa che la casa di produzione del topo con le grandi orecchie, aveva abbandonato il disegno tradizionale in favore del digitale. Da allora lo schermo cinematografico si è fatto sempre più piccolo, invaso da orchi ruttanti, animali in fuga, gagliardi pulcini e cani supereroi. Ci voleva John Lasseter (padre della Pixar) per far tornare a vibrare la bellezza del disegno bidimensionale, strano pensare che il fautore di questa necessaria regressione, sia il padre della rivoluzione digitale. Assistere alla visione de La principessa e il ranocchio è un'esperienza magica, un viaggio nel tempo, un atto di ribellione anarchica, di protesta civile. Emozionatevi e lasciatevi andare tra le braccia dell'alligatore Louis con la passione per la tromba, della lucciola Ray innamorato di una stella, della bellissima Tiana e del suo principe Naveen, non ve ne pentirete e in men che non si dica i vostri occhi saranno lucidi e le vostre mani batteranno al forsennato ritmo della travolgente canzone di mamma Odie. E i vostri figli? Bè un pezzettino di ognuno di loro resterà là, su quello schermo enorme, rapito da tanta e tale bellezza, perduto tra colorati incantesimi, dolcissimi baci e sognanti melodie. I loro occhi resteranno ostaggio del malvagio Facilier e della magia più grande di tutte, una magia che ti entra dentro e ti divora l'anima, per sempre. Una magia chiamata Cinema.

LA TRAMA IN DUE PAROLE
Il principe Naveen viene trasformato in ranocchio dal malvagio Facilier. Solo il bacio di una principessa potrà spezzare l'incantesimo.

LA SCENA CHE VALE IL FILM
Tutti i numeri musicali. Su tutti, la canzone di mamma Odie, semplicemente da applauso.

L'ANGOLO DELL'INTRIGANTE NOZIONISMO
I due registi hanno già diretto capolavori come La sirenetta e Aladdin.
John Lasseter ora è a capo della Disney... se il buon giorno si vede dal mattino, direi che possiamo dormire sonni tranquilli.

La principessa e il ranocchio (The princess and the frog, Usa 2009)
Regia di Ron Clemens, John Musker

VOTO
Se avete da 00 a 13 anni: Bellissimo, 9
Se avete da 13 a 20 anni: Bello, ma è un cartone..., 7

Se avete da 20 a 30 anni: Bello, 7
Se avete da 30 a 40 anni: Splendido, 9

Se avete da 40 anni in su: Commovente, 9

A CHRISTMAS CAROL: Beautiful


Per cominciare Marley era morto. Un cadavere in una bara, due monete sugli occhi, un fazzoletto a serrarne la mandibola. Poi entra in scena Scrooge, mai così vecchio, sgradevole, antipatico, tagliente. La neve comincia a scendere. E' la vigilia di Natale e la storia decolla verso cime altissime di inimmaginabile purezza. Difficile trovare un inizio più cupo per un film dedicato ai bambini, impossibile vederlo sviluppato con tanta inqueitante ferocia e con tanto attonito terrore. Zemeckis decide di attenersi alla storia di Dickens senza sconti e senza tagli, affrescando innanzi tutto una grandiosa e a tratti macabra storia di fantasmi. Impossibile uscire dalla sala senza riflettere su concetti come la carità, l'ignoranza e la miseria, inutile tentare di resistere indifferenti al richiamo delle nostre coscienze, risvegliate dal messaggio del film. Sì perchè per una volta la storia di Scrooge è talmente ben realizzata, da farci sentire il peso delle catene di Marley, il calore del fuoco di casa Cratchit e il desolato gelo nel cuore di Ebenezer. Nessun ammiccamento, niente battutine fuori luogo, ma solo un travolgente e contagioso spirito natalizio. Usciti dalla sala la neve regna sovrana quasi ovunque, il gelo avvolge le membra e mancano quattro giorni a Natale. Va bene così. Un sorriso si allarga sul mio viso intirizzito. Che Dio ci benedica. Ognuno di noi.

LA TRAMA IN DUE PAROLE
La storia di Ebenezer Scrooge e di come tre spiriti gli cambiarono la vita, in una vigilia di natale di tanti anni fa.

LA SCENA CHE VALE IL FILM
Il macabro inizio... il finale.

L'ANGOLO DELL'INTRIGANTE NOZIONISMO
Se Jim Carrey non ha bisogno di presentazioni, mi piace però ricordare alcuni suoi film memorabili. Tra tutti, quelli che ho amato maggiormente sono l'esilarante Scemo e più scemo, il geniale The Thruman Show e il commovente Man on the moon, dove Carrey fornisce una performance degna di 1000 Oscar. Concludo questa carrellata con il bellissimo Eternal Sunshine of a spotless mind (in italiano Se mi lasci ti cancello) meravigliosa storia d'amore con una bravissima Kate Wislet. Robert Zemeckis, per chi non lo sapesse è stato regista della saga di Ritorno al futuro (che ha segnato la mia maturazione cinematografica in maniera indelebile) di Chi ha incastrato Roger Rabbit e di Forest Gump.

VOTO
Se avete da 00 a 13 anni: Bellissimo, 9
Se avete da 13 a 20 anni: Figo, 8

Se avete da 20 a 30 anni: Bello, 7
Se avete da 30 a 40 anni: Stupefacente, 8

Se avete da 40 anni in su: Bello, 7

IL MONDO DEI REPLICANTI: L'insalata di rinforzo


Nella tradizione napoletana, l'insalata di rinforzo è un piatto a base di cavolfiore, servito durante la vigilia di Natale al fianco di piatti ben più importanti e sostanziosi. Utile per "mangiare di magro", ma ritenuta indispensabile come rinforzo alle leccornie natalizie. Oltre al cavolfiore, la nostra insalata si completa con sottaceti e sottoli vari. Il mondo dei replicanti (in originale Surrogates) è l'equivalente cinematografico dell'insalata in questione. Uscito a ridosso del Natale (appena dopo capodanno) va al rimorchio di pellicole ben più importanti e festaiole. Non solo, ambientato in un discutibile futuro, mischia allegramente Io Robot con Robocop, Fuga da Los angeles e l'immancabile Blade Runner. Non approfondisce e appassiona mai, restando pervicacemente in superficie, con l'unico obbiettivo di farsi dimenticare appena terminata la visione. A nulla valgono gli sforzi di un Bruce Willis un pò imbolsito e la professionalità di un Ving Rhames ormai destinato a particine invisibili in produzioni risibili. Qualche effetto speciale, molte fughe, un paio scene azzeccate, un gran dispendio di armi futuribili e l'imbarazzante scivolone verso una serie di scelte telefonatissime, sono i dubbi ingredienti di questa insalata di rinforzo piuttosto indigesta, adatta a palati poco raffinati e a stomaci pronti a tutto. Se questo è il futuro della fantascienza... allora meglio il cavolfiore.

LA TRAMA IN DUE PAROLE
I n un futuro, speriamo lontano, gli esseri umani interagiscono grazie a dei surrogati robot. La morte di un ragazzo scatenerà una serie di drammatici eventi.

LA SCENA CHE VALE IL FILM
Nonostante lo abbiano capito anche i sassi, il finaletto non è privo di fascino.

L'ANGOLO DELL'INTRIGANTE NOZIONISMO
Radha Mitchell (la collega di Bruce Willis) è stata protagonista del bellissimo Silent Hill. Bruce Willis, pur non avendo bisogno di presentazioni, lo ricordiamo per aver dato vita al poliziotto "duro a morire" John McLane e per una serie di film dal valore altalenante. Tra tutti ricordo con piacere Pulp Fiction (l'inchino è d'obbligo), Appuntamento al buio (divertentissimo), L'esercito delle 12 scimmie (bellissimo), Hostage (sottovalutatissimo) e il mio personalissimo capolavoro personale L'ultimo Boy-scout.

VOTO
Se avete da 00 a 13 anni: Non male, 7
Se avete da 13 a 20 anni: Fighissimimissimo, 9

Se avete da 20 a 30 anni: Bello, 7
Se avete da 30 a 40 anni: Appena sufficiente, 6-

Se avete da 40 anni in su: Debole, 5

Il mondo dei replicanti (Surrogates, Usa 2009)
Regia di Jonathan Mostow
Con Bruce Willis, Radha Mitchell, Ving Rhames

PARANORMAL ACTIVITY: L'arte di non mostrare


Prima dell'uscita, questo film era già un caso. Si narra che il buon Stephen Spielberg, entrato in possesso della pellicola, non sia riuscito a visionarla di sera, ma abbia dovuto attendere le luci dell'alba. La geniale campagna di promozione su internet, basata su di una semplice petizione (sei interesato al film? Chiedi che venga proiettato in una sala della tua città), ha raccolto consensi epocali, generando un'attesa senza precedenti. Con un meccanismo che ricorda molto da vicino The Blair Witch Project (per chi scrive, un capolavoro assoluto) ecco dunque arrivare anche in Italia Paranormal Activity. Sgombriamo subito il campo dagli imbarazzi, si tratta di un ottimo film, basato su di un meccanismo della paura, davvero geniale. Come nel citato Blair Witch, anche qui a farla da padrone non sono effettacci al sangue, trippe e frattaglie, ma l'attesa e la fantasia. Partendo da un presupposto semplice e piuttosto banale (una coppia, lei si sente "perseguitata", lui decide di filmare tutto quello che accade con una telecamera) il film vola alto e fa miracoli, svelando le sue carte un pò alla volta, prima lavorando di sfumature e poi calcando il piede su l' acceleratore dello spavento. Il vero valore aggiunto di un film come questo è proprio quello di non mostrare entità malefiche digitali, costate milioni di dollari, ma di puntare su rumori, attese ed inquietanti sensazioni. La mente umana è uno strumento meraviglioso e spesso da sola fa miracoli, non riesce quindi difficile capire, come sia più spaventoso un film pieno di suggestioni ed ombre, piuttosto che uno in cui tutto è ben visibile e mostrato in primo piano. La nostra mente infatti, lavora colmando quei vuoti e riempiendoli con le cose più terrificanti che si possano immaginare. Ha funzionato per The Blair Witch Project e funziona a meraviglia per Paranormal Activity, creando una vera montagna russa della paura. Le riprese semi amatoriali hanno il doppio pregio di abbattere i costi e di aumentare in modo vertiginoso l'immedesimazione. Questo ed altro ancora rendono Paranormal Activity un film pauroso, un'esperienza da vivere preparati, una boccata di pura felicità per tutti gli appassionati.

LA TRAMA IN DUE PAROLE
Lei è perseguitata, lui decide di filmare tutto... ci saranno alcuni problemi.

LA SCENA CHE VALE IL FILM
I due ad un certo punto scovano un filmato su internet....brrrrr

VOTO
Se avete da 00 a 13 anni: Assolutamente no, n.c.
Se avete da 13 a 20 anni: Fighissimo, 8

Se avete da 20 a 30 anni: Bello, 7
Se avete da 30 a 40 anni: Molto bello, 8

Se avete da 40 anni in su: Per carità, 4


Paranormal Activity (USA 2009)
Regia di Oren Peli
Con Katie Featherstone, Micah Sloat

JENNIFER'S BODY: Passabile, nulla più.


Da circa un anno si sente parlare di questo film. La rete è stata letteralmente invasa prima dalle foto di scena che ritraevano una statuaria e nuda Magan Fox appena uscita da un lago e poi da commenti e riflessioni di ogni tipo, che in un modo o nell'altro hanno creato una certa aspettativa nei riguardi di questa pellicola. Il valore aggiunto che viene citato più spesso parlando di questo film è che la sceneggiatura è stata realizzata da Diablo Cody, già Oscar per Juno. Ma per le saracche delle molucche, Diablo Cody! Mica stiamo parlando di Neil Simon per la paletta! Detto questo, una volta espressa la mia indignazione, che si accanisce su tutte queste forme di promozione piuttosto stupide (dai produttori di Shrek... dagli autori de Il diavolo veste Prada... dal coreografo dei combattimenti di Matrix...), Jennifer's Body è finalmente giunto anche in Italia, alle soglie del Natale. Diciamo subito che il film è carino, ma francamente nulla di più, troppo indeciso tra horror, teen drama e commedia. La storia fatica a decollare e quando finalmente lo fa, risulta un pò difficile crederci. Quello che rimane dopo un'ora e mezza di visione è qualche felice scambio di battute, un bacio lesbo da togliere il fiato, un paio di personaggi secondari azzeccati e tanta, tantissima confusione. Una volta diradatosi il polverone, fatto sedimentare il film dopo la visione, le idee si confondono ulteriormente, lasciando lo spettatore decisamente poco felice. Volete vedere un buon horror? Guardatevi il maiuscolo e strepitoso The Descent. Volete assistere ad un teen drama meraviglioso e dimenticato? Recuperate Schegge di follia (Heathers) con Cristian Slater e Wynona Rider. Infine se volete a tutti costi la commedia, allora io mi butterei su Porky's II, decisamente da rivalutare. Jennifer's Body altri non è quello che promette il titolo, un'insistita e masturbatoria carrellata sul corpo di una strepitosa Megan Fox... troppo poco per giustificarne la visione.

LA TRAMA IN DUE PAROLE
Posseduta da un demone, Jennifer ad un certo punto del film inizia a mangiarsi i ragazzi.

LA SCENA CHE VALE IL FILM
Su tutto il finale...

L'ANGOLO DELL'INTRIGANTE NOZIONISMO
Cominciamo da Amanda Sayfried. La nostra biondina è universalmente per aver interpretato la versione cinematografica di quel musical capolavoro chiamato Mamma Mia.
Megan Fox è universalmente nota per i due Transformers, ma recentemente ha anche lavorato al fianco del simpatico Simon Pegg (il meraviglioso interprete di Shawn of the dead) in Star System. Diablo Cody (la sceneggiatrice) era una spogliarellista, ha visto l'Oscar per Juno e da lì in poi è stata osannata alla stregua di una santa reliquia...misteri del cinema.

VOTO
Se avete da 00 a 13 anni: Direi di no, n.c.
Se avete da 13 a 20 anni: Bellissimo, 8

Se avete da 20 a 30 anni: Molto carino, 7
Se avete da 30 a 40 anni: Passabile, 6

Se avete da 40 anni in su: Per carità, 5

Jennifer's Body (Usa 2009)
Regia di Karyn Kusama
Con Megan Fox, Amanda Seyfried



500 GIORNI INSIEME: Elegante e sportivo al tempo stesso


Ci sono film che per ragioni insondabili e soprannaturali arrivano al momento giusto, con l'umore giusto e si piazzano con noncuranza tra cuore e cervello. 500 Giorni insieme (ma il titolo originale 500 Days of Summer è decisamente più azzeccato) è uno di questi film. Leggero quando ce n'è bisogno e profondo quanto basta, insomma elegante e sportivo allo stesso tempo. L'idea di mettere in scena una storia d'amore, di decostruirla e di presentarla secondo una linea temporale frammentaria e mai consequenziale, probabilmente non è nuova, il primo film che viene in mente è Eternal Sunshine of a spotless mind (Se mi lasci ti cancello) eppure qui assume sfumature nuove ed estremamente gradevoli. I due protagonisti vivono sulla propria pelle e fanno vivere a tutti noi, le incertezze, l'entusiasmo, la noia, le consuetudini, i mutamenti e i sacrifici che comportano una storia d'amore tra due persone. La simpatia dei comprimari, un'accattivante colonna sonora e la levità del racconto fanno il resto. 500 Giorni insieme non sarà di certo il più memorabile film dell'anno, ma per qualche strana ragione vi si conficcherà nel cervello, trovando un suo posto tra le nostre memorie, pronto a saltare fuori nelle occasioni più diverse, quasi a ricordarci che a volte sono proprio i piccoli film a guidarci con levità nell'accidentata ed impervia strada della nostra vita. Prezioso.

LA TRAMA IN DUE PAROLE
Anatomia di una storia d'amore, alti e bassi, inizio e fine.

LA SCENA CHE VALE IL FILM
Sicuramente la sequenza musical, la doppia scena all'Ikea e il finale.

L'ANGOLO DELL'INTRIGANTE NOZIONISMO
Poco da dire, la protagonista, Zooey Deschanel, l'abbiamo già vista nell'orribile Yes Man al fianco di Jim Carrey e nell'apocalittico E venne il giorno per la regia di M.Night Shyamalan. Il giovane Joseph Gordon-Levitt invece è attore di discreto talento, avendo già dato prova di una certa sensibilità in parecchie pellicole, tra cui spiccano sicuramente Mysterious Skin e Sguardo nel vuoto.

VOTO
Se avete da 00 a 13 anni: Ho sonno mamma, n.c.
Se avete da 13 a 20 anni: Carino, 7

Se avete da 20 a 30 anni: Molto carino, 7,5
Se avete da 30 a 40 anni: Molto carino, 7,54

Se avete da 40 anni in su: Carino, 7

500 Giorni insieme (500 Days of Summer, Usa 2009)
Regia di Marc Webb
Con Joseph Grodon-Levitt e Zooey Deschanel


LA DURA VERITA': La peste a tutti questi film...la peste


La dura verità è che questo stupido film è identico ad altre dozzine di stupidi film che sono stati girati su questo stupido argomento. La dura verità è che se volete buttare i vostri soldi sarebbe meglio fare della beneficenza, piuttosto che gonfiare ulteriormente la borsa e l'ego di Katherine Heigl (la stupida e vanesia biondina di Grey's Anatomy) e di Gerard Butler (il Leonida che in 300 gridava ogni 5 minuti "Spartaaaa!!"). La dura verità è che alla fine della fiera questo film è innocuo, ma non posso fare a meno di odiarlo in quanto offende la mia intelligenza. Come possono credere gli sceneggiatori di Hollywood che il pubblico sia così deficiente? Come si può pensare che lo spettatore non abbia già capito che nel momento in cui alla nostra protagonista vengono regalate delle mutandine vibranti, la cosa non le sfuggirà di mano durante un'imbarazzante cena di lavoro? Come si può credere che una donna ed un uomo così diversi non finiranno alla fine del film fidanzati e contenti? Come si fa in pieno 2009 a propagandare un'immagine di uomo così stereotipata ed incoerente? Come si fa a proporre una figura di donna così inconsistente e stereotipata? Personaggi tagliati con l'accetta con cui è impossibile identificarsi, situazioni telefonatissime e sceneggiatura puerile per un film irritante e poco simpatico, schiavo di un serpeggiante cattivo gusto ed ostaggio di un moraleggiante cumulo di sciocchezze prive di coraggio e coerenza. La dura verità è che questo film probabilmente vi sembra carino ed allettante, ma in realtà si tratta una dannata trappola, salvatevi almeno voi.

La peste a tutti questi maledetti film, la peste...

LA TRAMA IN DUE PAROLE
Lui ama lei e lei ama lui, purtroppo dovranno passare un'ora e trentacinque minuti di film perchè questa realtà chiara a tutti fin dal trailer colga anche i due stupidi protagonisti.

LA SCENA CHE VALE IL FILM
Quella delle mutandine vibranti e qualche monologo sugli uomini e le donne.

VOTO
Se avete da 00 a 13 anni: Vietato, n.c.
Se avete da 13 a 20 anni: Divertentissimo, 8

Se avete da 20 a 30 anni: Caruccio, 6
Se avete da 30 a 40 anni: Vaccata, 4

Se avete da 40 anni in su: Carino, 6,5

La dura verità (The Ugly truth, Usa 2009)
Regia di Robert Luketic
Con Katherine Heigl, Gerard Butler



IL GRANDE SOGNO: Meriti e demeriti


Placido è un ottimo attore, ma anche un solido regista, uno che se vuole e se gliene viene data la possibilità sa costruire grande cinema, basta guardare Romanzo Criminale. Il grande sogno è purtroppo un film riuscito a metà, un'occasione mancata. Se da un lato si discosta dalla solita tematica trita e ritrita della ricerca dell'amore e la felicità a tutti i costi, così cara al cinema di casa nostra, dall'altro, cercando di descrivere l'odissea del '68, sfiora senza approfondire, accenna senza mai entrare veramente nel merito, tocca senza mai colpire. Alcune sequenze hanno un grande respiro cinematografico (le manifestazioni e le cariche della polizia), altre hanno il gusto della sveltina in macchina (il pestaggio del poliziotto), regalando al pubblico un film altalenante e discontinuo, troppo impegnato a raccontare tutto e tutto in una volta. Che in due ore di pellicola si passi dall'occupazione delle università, al lancio delle prime bombe molotov, lascia nello spettatore la straniante sensazione di essersi perso qualcosa, causa l'eccessiva fretta con cui succede tutto. Detto questo, vorrei affrontare un discorso piuttosto spinoso che riguarda il cinema italiano e gli attori che lo infestano. Ma porca paletta, è mai possibile che nel mio paese, ultimamente, si producano solo film con Riccardo Scamarcio e Luca Argentero? Per carità non ho nulla contro di loro, li trovo entrambi piuttosto bravi, il problema invece è piuttosto il modo in cui il nostro cinema sfrutta fino alla nausea i pochi volti noti che partorisce. Per un periodo ci siamo trovati Luigi LoCascio anche nella minestra, poi Tony Servillo era diventato nostro vicino di casa, adesso Laura Chiatti è diventata nostra collega d'ufficio, Scamarcio il nostro panettiere e Argentero il nostro benzinaio. Il problema è che appena un attore funziona e piace al pubblico, allora lo si spreme come un limone, facendogli interpretare qualsiasi cosa venga prodotta sotto il sole del bel paese. Mi sembra che questa infame tendenza sancisca l'ennesimo de profundis per un cinema che è ormai lo spettro di se stesso, in balia di cinepanettoni, commedie garbate ma troppo esili, drammoni tronfi ma di cartapesta e pochi bei film d'autore. Invece di preoccuparsi della ricerca della felicità attraverso l'amore, sarebbe bello che il nostro cinema si concentrasse sulla ricerca della qualità attraverso un bel bagno di umiltà. Per carità, il cinema italiano è stato grande, ma badate bene, ho usato il verbo al passato e di certo non è un caso.

LA TRAMA IN DUE PAROLE
Amori, speranze, promesse, tradimenti, violenza e sogni della generazione che visse il '68.

LA SCENA CHE VALE IL FILM
Sicuramente la manifestazione davanti all'ambasciata americana.

VOTO
Se avete da 00 a 13 anni: Non ho capito niente, 3
Se avete da 13 a 20 anni: Ho capito poco, 5

Se avete da 20 a 30 anni: Non male, 6
Se avete da 30 a 40 anni: Peccato, 6

Se avete da 40 anni in su: Troppi ricordi, 8

Il grande sogno (Italia 2009)
Regia di Michele Placido
Con Jasmine Trinca, Riccardo Scamarcio, Luca Argentero.